pubblicato venerdì, ottobre 09, 2009 , 11:02 in non compleanno
8 ottobre 2009: un altro non compleanno (Valeria Sonomamma)
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Una storia ancora da raccontare
![]() ("Chissà se c'è figa a Baghdad") pubblicato
8 ottobre 2009: un altro non compleanno (Valeria Sonomamma) pubblicato
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L’annuncio arrivò più o meno a quest’ora, cinque anni fa. Ora di Baghdad, naturalmente: una riga, a scorrere, su al Jazeera che metteva fine alla vita spericolata generosa follemente curiosa di una balena. Avrei tante cose ancora da dirvi di lui: sui misteri irrisolti soprattutto, sui semi che ha lasciato, anche su questa foto che - ormai lo posso confessare - gli scattai quasi come sberleffo, come si fa tra ragazzini per rispondere alle tante che lui faceva a me nonostante l’inferno che ci avvolgeva. “Sai, tu sei famoso potrebbero risultarmi utili….” mi diceva bersagliandomi divertendosi ai miei scongiuri senza sapere che invece sarebbe stata questa, la mia a lui, a entrare purtroppo nella storia. Di Enzo è stato detto tutto, ma sicuramente prevale la sua grande infinita ironia. Capace di cazzeggiare su qualsiasi cosa e su qualsiasi persona. Talmente piena e coinvolgente quella voglia di giocare che preferisco allora credere a uno scherzo, alla solita goliardata baldoniana. Insomma, che si ripresenti all’improvviso e ci prenda per i fondelli. Basta leggere del resto il testamento per il suo funerale, scritto un anno prima. Dentro c’è tutto, come se davvero se lo sentisse: poche efficaci istruzioni per l’uso. Diamogli retta. TESTAMENTO PER UN FUNERALE
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Quando sta per fare sera, il 19 agosto 2003, saluto Enzo a Najaf. Annoto, cinque anni fa: “Enzo allora mi saluta, mi abbraccia. Norberto mi fa vedere un biglietto con un numero. E’ stato Enzo a metterglielo in tasca, è il suo numero di casa. Allora dico a Enzo: scusa, ma chiama te. E lui, dolcemente: “Ma no, basta che quando sei a Baghdad chiami questo numero. Ti risponde Giusi. Le dici: sono Pino, Enzo sta bene. Tra un paio di giorni ti chiamerà”. Io insisto: chiamala tu direttamente. Lo convinco. Forse da lì chiama anche il “Diario”: sul Thuraya trovo che ha fatto due telefonate. Ha fatto bene”. La foto che vedete è un documento angosciante: Enzo sta chiamando casa dal mio Thuraya, per l’ultima volta. Non mi piace dormire nella residenza di al Sadr e poi devo montare il servizio per il Tg sull’attacco a Malmudyia. Decido con Norberto di andare. Un viaggio non facile, racconto: “Saliamo sull’auto bianca in cinque. Davanti Mohammed, che guida, e Uday, l’interprete ferito all’andata: ha ancora tutta la faccia piena di sangue. Dietro, un altro miliziano, Norberto e io. Uday ci dice di toglierci gli occhiali da sole e di abbassarci un pò. Mi spiega: “gli arabi non portano gli occhiali neri, li portate solo voi occidentali”. La stanchezza prevale sulla paura e mi addormento. Mi sveglio di soprassalto all’altezza di Malmudyia, dove all’andata ci hanno attaccato, perchè improvvisamente Mohammed lascia la strada principale e fa un giro largo, aggirando la cittadina. Mi allarmo, ma lui mi tranquillizza: “lo facciamo per non avere rogne”. Passiamo così indenni quello che tutti chiamano il crocevia della morte e finalmente arriviamo a Baghdad. Ci lasciano al “Palestine”. Un particolare che resta fra i grandi misteri della vicenda Baldoni: perché con lui, sia all’andata che al ritorno, non hanno evitato l’incrocio? Eppure le guide erano le stesse. Il giorno dopo, il 20, la colonna della croce rossa riparte, torna indietro. E anche Enzo riparte, ma ancora non lo so e scrivo: “Sono preoccupato. Aspetto Enzo. Salutandomi ieri mi aveva dato appuntamento a stasera. “Dì a Silvio di prepararmi la cassetta, quando mi ricapiterà più di andare in televisione?” Silvio e’ il montatore. Enzo gli aveva chiesto la cassetta con la sua intervista. Silvio l’ha preparata, ma Enzo non si fa vivo. Mi arriva una telefonata da Roma, dalla Farnesina. “Siamo dell’unità di crisi, ha notizie di Enzo Baldoni? E’ sparito”. Gli dico che l’ho lasciato lì a Kufa. Poi chiamo il capomissione De Santis, ma ha il telefono staccato. Allora chiamo la Croce Rossa a Roma. Centofanti, il portavoce, mi dice: “La colonna è rientrata regolarmente a Baghdad, tutto a posto”. Tutto a posto niente, maledizione. Il rapporto del capomissione è falso. Non si saprebbe mai la verità se nella colonna non ci fosse, nascosta, anche una blogger irlandese. Racconta del secondo attacco a Malmudyia, del rapimento di Baldoni e dell’uccisione di Ghareeb, l’autista e amico di Enzo. L’attacco raccontato da Helen Williams: tutta la verità
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Questa foto è inedita. L’ho ritrovata fra le tante scattate quel giorno a Najaf: il 19 agosto 2003, esattamente cinque anni fa. Eravamo già arrivati storditi dall’attentato subito nel maledetto incrocio di Malmudyia. Vedete: il camion della croce rossa a destra, un carro armato davanti che ci blocca l’accesso alla moschea. Eravamo capitati in piena battagla e quella stradina per ore è stata il nostro rifugio, fino a che siamo riusciti a rifugiarci a Kufa. Dove ho salutato Enzo, per sempre. La ricostruzione pubblicato
Licata (Agrigento) – Proprio qui a Licata, cinque anni fa, la moglie di Enzo Baldoni, Giusi apprese la notizia del rapimento del giornalista in Iraq. Era un'estate calda, come questa, e Giusi con i figli era tornata nella sua città d'origine per trascorrere qualche giorno al mare. Poi il marito l'avrebbe raggiunta. Come tutti gli anni al suo ritorno da missioni impossibili. Invece sotto la sua casa in Corso Roma c'era un drappello di giornalisti in attesa di una buona notizia, mai arrivata. E nemmeno le spoglie di Enzo, un amico unico per la sua creatività e intelligenza, sono mai arrivate. Ed oggi Licata, cinque anni dopo quel maledetto 26 agosto del 2004, gli dedica una piazza. La cerimonia d'intitolazione alla presenza della moglie Giusi, e dei figli Guido e Gabriella, è avvenuta ieri, sabato 8 agosto. E' stata una battaglia dura contro la burocrazia quella che abbiamo condotto con l'amico Giuseppe La Rocca e con il consigliere comunale Giovambattista Platamone, ma con il pieno appoggio del sindaco Angelo Graci e grazie alla sensibilità del Prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione c’è stata la possibilità di tenere vivo il ricordo di quest'uomo straordinario.Ormai in tutta Italia non mancano le manifestazioni, i premi, gli eventi dedicati ad Enzo. Persino un giovane cantautore marchigiano, Andrea Papetti, nel suo primo cd “L'inverno a settembre”, uscito da pochissimi giorni ha dedicato una canzone ad Enzo “Inferno a Baghdad”. Le parole sono dure come pietre. Canta Papetti: Enzo ucciso dalla troppa disponibilità disintegrato dai sogni della sua stessa umanità...Basta crepare per una falsa democrazia, tornate tutti a casa andatevene via....Ti saluto uomo di pace, addio Enzo Baldoni ucciso dal potere e della religioni, addio Enzo Baldoni, oggi 26 agosto noi italiani ci sentiamo più soli. La canzone è un grido di dolore ma anche di speranza che non accadano più episodi come quello accaduto ad Enzo ma anche un monito ad una gestione diversa delle nostre missioni umanitarie e militari nei paesi di guerra. L'unico grande rammarico oggi, e lo diciamo nella speranza che qualcuno di ascolti, è che la famiglia Baldoni non possa pregare su una tomba perchè i resti del corpo di Enzo non sono mai tornati. Abbiamo scritto ai Ministri degli Esteri che si sono succeduti in questi anni, al Presidente della Repubblica. Tutti ci hanno assicurato che le diplomazie stanno facendo il loro lavoro. E la stessa moglie Giusi ci rassicura: “non abbiamo perso la speranza...continuiamo a sperare”.E la testimonianza che arriva dall'intitolazione di una piazza o da una canzone è la prova tangibile che Enzo nessuno l'ha dimenticato per le cose che faceva, che diceva o che scriveva. Chi lo ha conosciuto ed ha imparato a leggere dietro il suo sorriso vive con dentro i valori di quella che è stata la sua vita capace di rendicontare al mondo le cose più brutte che accadevano in paesi lontani.Ci auguriamo che il miracolo accada. Che tornino in Italia i resti del suo corpo. Francesco Pira Il video Nel paese di Giusi
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Foto di Michele Gariglio (30 ottobre 1999) pubblicato
...però, te li porti bene i 60! :-) Ciao panzone! Sonomamma |